Ministero della Transizione ecologica: cos’è e perché è importante

 

Transizione ecologica, economia sostenibile e circolare: se questi termini vi sono sconosciuti, lo saranno ancora per poco. Non solo, infatti, il tema della transizione ecologica è diventato protagonista di un ministero ad hoc, ma in generale la direzione che le attività economiche stanno prendendo è quella della sostenibilità ambientale, proiettando un deciso cambio di passo in tutti i settori, compreso il nostro – vi dice niente l’ecobonus al 110%?

 

Scopriamo insieme allora cos’è il Ministero della Transizione ecologica, perché secondo noi (ma non solo, ovviamente) è fondamentale e quali provvedimenti iniziano a prendere forma, trovando così applicazione nella nostra quotidianità.

 

Il Ministero della Transizione ecologica: di cosa si occupa?

 

Il primo grande dubbio da sfatare è quello che vedere il Ministero della Transizione ecologica come un “doppione” del Ministero dell’Ambiente: ce lo spiega in poche parole il ministro Cingolani (fisico, è stato direttore dell’Istituto Italiano di Tecnologia e dal 2019 è Chief technology e innovation officer in Leonardo) come riporta l’AGI: «La nuova missione del ministero è una missione che integra e permea gli aspetti di protezione ambientale nella prospettiva dello sviluppo sostenibile e della suddetta transizione ecologica»; comprendiamo così come la questione ambientale non possa essere sganciata dal tema economico in questa nuova visione di sviluppo, dove benessere ambientale significa anche benessere umano. Per questo dobbiamo guardare al MiTe come a una grande opportunità che finalmente evidenzia lo stretto legame tra attività umana e territorio: il dissesto idrogeologico, l’inquinamento dei mari, edifici e aziende vecchie e inquinanti sono tutti problemi che limitano lo sviluppo economico e non possono essere visti solo come appannaggio di pochi ambientalisti.

 

Quando parliamo di transizione, infatti, intendiamo il vero e proprio passaggio da una produzione energetica che si basa per grandissima parte su fonti non rinnovabili verso un’energia prodotta grazie alle fonti rinnovabili, su tutte idroelettrico, solare e eolico: lo scopo non è una mitologica decrescita o seguire altre simili teorie, ma si tratta invece di impiegare le risorse del pianeta in maniera consapevole, sapendo bene ad esempio come l’Overshoot Day (il giorno in cui esauriamo le risorse naturali a nostra disposizione per un anno) in Italia arrivi a luglio, passando quindi i successivi cinque mesi quindi “in debito” con la Terra.

 

Di cosa si occupa il Ministero della Transizione ecologica? Diamo un’occhiata al PNRR

 

Per comprendere lo spazio reale dato al progetto della transizione ecologica è utile verificare lo stanziamento di fondi previsto nel PNRR, cioè il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che definisce l’utilizzo dei miliardi assicurati dal Next Generation EU per sostenere la ripresa dopo la crisi causata dal Covid 19.

Già la cifra complessiva è un ottimo indicatore: 68,6 miliardi dedicati interamente alla transizione energetica, affermando nei fatti l’importanza data a questo settore.

 

La rapidità di messa a terra degli investimenti è quanto mai importante: il Ministro Cingolani durante la presentazione del Gse (Gestore dei servizi energetici) ha dettato la road map dei prossimi mesi «per il 30 maggio auspicabilmente la parte semplificazioni sarà fatta. Per il 30 maggio inizieremo anche il lavoro del comitato interministeriale per la transizione ecologica, su cui siamo un po’ in ritardo, i cui lavori sono prognostici alla redazione del piano strategico del Mite e dell’approvazione della sua nuova struttura che dovrà essere presentata per il 30 giugno […] La scadenza del 30 giugno è quindi importante perché questa sarà la struttura che dovrà gestire questi grandi impegni. Spendere 40 milioni al giorno – sottolinea Cingolani – richiede uno sforzo enorme. E faccio notare che il Pnrr mette tutta l’Italia in questa condizione: ogni giorno l’Italia dovrà spendere 100 milioni per mantenere la promessa del progetto che abbiamo fatto. Il tutto va fatto in fretta».

 

Tra le voci di spesa più importanti troviamo anche un tema che ci è molto vicino, la riqualificazione energetica degli edifici: sono infatti tantissimi i condomini e le villette in Italia costruiti ormai con tecniche obsolete, con alta dispersione del calore e di conseguenza spreco energetico e di denaro. Dato che non sempre si può intervenire in maniera radicale su questi edifici, l’ideale diventa allora la riqualificazione oggetto del famoso ecobonus al 110%.
Ben 15,22 miliardi di euro infatti sono destinati al rinnovo di questa misura e 200 milioni ancora sono previsti per lo sviluppo di sistemi a teleriscaldamento, recuperando così una quota ancora più ampia di energia altrimenti persa.

 

Certamente l’istituzione del Ministero per la Transizione ecologica non è la bacchetta magica che permette di ripianare decenni di incuria e scarsi investimenti, ma sicuramente è una rampa di lancio importante che porterà, nei prossimi cinque anni, a grandi passi in avanti nel segno di una sostenibilità che diventa sempre più rilevante.

 

La pandemia è un pericolo anche per l’ambiente Ricordiamoci sempre di… Non gettarli a terra!

 


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