QUANTA FORESTA AVETE MANGIATO, INDOSSATO O CONSUMATO OGGI?

Nella tazzina di caffè che avete bevuto sta mattina è incorporato un pezzo di Amazzonia. E’ soprattutto la produzione di caffè a spingere la deforestazione galoppante delle foreste del Sud America…e le cose peggioreranno.

 

La produzione di caffè dovrà triplicare entro il 2050 per soddisfare le richiesta globale, ma ancora oggi il 60% dell’area idonea a coltivare caffè è coperta da foreste.

Non pensiate che c’è solo il chicco di caffè nella lista dei prodotti ad alto contenuto di deforestazione: abbiamo le carni, la soia, l’olio di palma, il cacao e il cuoio. I consumi dell’Europa sono responsabili del 10% della deforestazione globale, che avviene prevalentemente fuori dai confini dell’UE.

 

Le dimensioni del fenomeno sono abnormi. Negli ultimi 30 anni sono state deforestati 420 milioni di ettari di terreni.

Per farvi capire di che quantità stiamo parliamo vi diciamo che è una superficie grande più o meno come l’intera Unione Europea.

 

Il nostro consumo si lega agli effetti del cambiamento climatico. Prendiamo sempre il caffè come esempio guida; con il mutare del clima, il 50% delle aree coltivate a caffè saranno inadatte alla produzione entro il 2050. Questo significa che verrà accelerato il ritmo della deforestazione, perché incentiverà a coltivare ad altitudini più elevate.

 

Nel rapporto WWF finiscono anche soia e carne, dove l’impronta ambientale di noi italiani è piuttosto alta, in media: solo per le importazioni di farina di soia l’Italia è responsabile per la deforestazione ogni anno di un’area grande come Palermo.

A livello globale, la coltivazione di soia, sta devastando alcuni dei più preziosi ecosistemi: Amazzonia, Cerrado, Gran Chaco e Pantanal. Luoghi dove vive più del 10% di tutte le specie animali conosciute, veri tesori di biodiversità.

Driver di deforestazione che abbonda sulle nostre tavole è anche lo zebù: la sua coscia può diventare bresaola.

 

“Dobbiamo fermare il processo di distruzione delle foreste più preziose: oggi il 40% della foresta pluviale  amazzonica ha già raggiunto il punto di non ritorno a causa di incendi e tagli incontrollati. La nostra responsabilità come consumatori è enorme – ha dichiarato Isabella Pratesi, direttore conservazione di Wwf Italia – Dentro al granellino di soia o al chicco di caffè si può celare un disastro ambientale”.

 

Con questo rapporto il WWF punta di nuovo i riflettori sulla campagna #together4forest per chiedere una legge europea contro la deforestazione. Ad oggi vi hanno partecipato più di 1 milione. Attualmente è in corso su iniziativa dell’Unione europea una consultazione pubblica che può portare a un provvedimento legislativo.

Lascia un commento

Your email address will not be published.